Paolo Soleri

 

Paolo Soleri, Arcosanti 5000 / Arizona

 

Paolo Soleri, Antonio Michetti e Ing. Breccia

Presentazione del personaggio Soleri a Giampiero Pesenti di Italcementi in occasione del progetto Arcosanti 5000
 
Presentare Soleri è un compito complesso quanto il personaggio stesso. Iolanda Lima nel recente libro della Jaca Book e così Francesco Ranocchi in quello della officina edizioni di qualche anno fa, rappresentano le prime importanti monografie su Soleri in lingua italiana. Agli occhi della critica architettonica risulta spesso come figura non collocabile nelle diverse tendenze dell’architettura contemporanea. E’ al di fuori delle riviste patinate, se si parla di insediamento, habitat o concetti alternativi di sviluppo bisogna soffermarsi, anche un’attimo, sul suo lavoro. Italiano di nascita e di formazione, sceglie l’America, in particolare, l’Arizona per via della territorio e delle maggiori opportunità che gli offre. Allievo di Wright, ne condivide appieno il valore dell’architettura nella società, seppur in contrapposizione con lo stesso per via delle idee di città sparsa nel territorio, Broadacre City. Dopo i primi anni di ricerca intensa sui temi dell’uomo faber in architettura e su spazialità dense e concatenate, nel laboratorio di Cosanti, sorta nei pressi della scuola di Taliesin, arriva a concepire e definire il concetto di Arcologia all’inizio degli anni settanta, espressione per la quale è oggi noto ai più. Architettura ed ecologia fuse in un unico termine, Arcologia appunto, costituiscono il risultato armonico dell’operare della società umana, che con l’arcologia si autorappresenta. Nasce l’idea di un laboratorio urbano ad una scala adeguata nel quale si possano sperimentare le idee finora elaborate. E’ il 1971 e parte il progetto Arcosanti, situato fra Phoenix e il Grand Canyon. In più di 30 anni Arcosanti ha attirato a sé un gran numero di persone che hanno partecipato attivamente alla sua crescita, tramite workshop, convegni ed eventi di ogni genere. In più è stata una fonte inesauribile di confronto ed ispirazione nei termini di ripensamento dell’insediamento attuale. Ma il tema dell’arcologia non si ferma ad Arcosanti. II concetto viene espresso in molteplici fisionomie e dimensioni, organismi che per funzionare possono necessitare da qualche miglialio di abitanti a milioni. Il tutto volto a creare l’effetto urbano caratteristica ormai allontanatesi irrimedibilmente dalla strutturazione a macchia d’olio della città moderna. Esemplificativo è il libro che esce nel 1969, Arcology. The city  in the image of man pubblicato dal M.I.T. Quanto premesso ci riporta alla nostra storia personale ed in particolare al progetto Arcosanti 5000. L’occasione dell’incontro si presenta alla Biennale di architettura di Venezia del 2000. Da poco avevo iniziato a collaborare con lo studio Michetti, mentre parallelamente portavo avanti una attività di recensore di eventi di architettura. Il titolo di quella Biennale era Less Aestethics More Ethics. Uno slogan intelligente, ideato dall’organizzatore dell’avvenimento Fuksas. A Venezia c’era Soleri, il quale aveva organizzato un Workshop aperto a tutti nei giardini della mostra. Venivano svolte esercitazioni relative all’artigianato di Arcosanti e i partecipanti si cimentavano, guidati, nelle varie attività. Nelle giornate seguenti la conferenza, tenuta in maniera informale una sorta di scambio di idee ad personam. Da lì affiora in maniera netta, almeno per i presenti, la sobrietà della persona: sembra che il motto della biennale sia stato coniato a sua immagine piuttosto che sul clima generale della manifestazione più simile allo star-system dell’altra biennale, quella del cinema.Nell’occasione viene conferito il leone d’oro alla carriera a tre architetti congiuntamente : Renzo Piano, Jean Nouvel e Paolo Soleri. In ogni modo nasce fra l’entourage di Soleri e il mio gruppo di lavoro un rapporto subito molto cordiale e di vicinanza di interessi. Passano un paio di mesi e mi ritrovo ad Arcosanti. In quell’occasione mi rendo conto della consistenza della realtà Arcosanti comprese le sue energie latenti. Soleri mi parla del suo progetto per Arcosanti 5000. Sente che il clima è ideale per affrontare il salto di scala alla sua Arcologia germinale. Mi confessa, anche, che per affrontare il macro avrebbe bisogno della consulenza ravvicinata di uno strutturista capace di sostenere una tale impresa. Gli prometto che al suo prossimo viaggio a Roma lo farò incontrare con Michetti. E così è stato. Soleri viene a Roma quattro mesi dopo, maggio 2001, in occasione del premio Eurosolar; gli viene conferito in Campidoglio il riconoscimento alla migliore architettura basata sul solare quale architetto Italiano. L’incontro con Michetti avviene sia in forma privata, sia nell’ambito di un ciclo di conferenze. In tutte e due i casi si manifesta una sintonia di vedute, tutt’altro che verbosa, quasi a riconoscersi reciprocamente e silenziosamente i loro ruoli guida sui temi del perché e del come l’uomo costruttore deve agire per positivizzare al massimo  i risultati del suo fare. Nell’occasione Soleri viene condotto al cantiere della Chiesa Dives in Misericordia.  Rimane affascinato dal Know how percepibile all’interno del cantiere. Vede molte analogie con il suo lavoro soprattutto l’effetto fisico-scenografico di quella struttura a guisa di carciofo. Vorrebbe, scherzando, portare con sé in Arizona il traliccio curvo per la messa in opera dei pannelli. Vorrebbe intessere un rapporto con la Italcementi. Iniziano i primi studi da parte dello studio Michetti per Arcosanti 5000, cioè Arcosanti, che da un centinaio appena di residenti e worksoppisti, dovebbe, in varie fasi, raggiungere i 5000 abitanti. Michetti si concentra, in comune accordo con Soleri sulla fattibilità della esedra dietro il laboratorio delle ceramiche, (vedi allegati). Un organismo ricettivo fatto a forma di quarto di sfera che dovrebbe accogliere circa 150 persone. L’altezza è di circa 35 metri. Aperto verso il sud, garantisce per forma la captazione dell’energia solare nelle ore meno calde, creando invece una zona d’ombra nei momenti di sole a picco. L’ uso della massa cementizia, fatto già collaudato in loco, serve a garantire l’inerzia termica necessaria a creare un sistema energetico passivo di base. A ottobre Soleri ritorna per un altro ciclo di conferenze in Italia, viene ufficializzato il Lean Alternative Project,  progetto di uno sviluppo basato sulla frugalità (vedi allegato). Si ncontra nuovamente con Michetti per meglio intendersi sulle linee base dell’opera da progettare. Vengono analizzate le problematiche derivano dalla forma sia da un punto di vista costruttivo che da un punto di vista impiantistico. Ci si stabilisce sulla soluzione ad anelli sovrapposti.  Viene lanciata l’idea della cattedrale bianca nel deserto. Oggi Arcosanti è in una fase di attività senza precedenti. Dall’esperienza Veneziana il collegamento con l’italia si è intensificato a tutti i livelli. E’ stato istituzionalizzato il rapporto con alcune università grazie al quale sta crescendo la richiesta di workshop e di ricercatori sul campo. Al contempo si sta per portare a termine la realizzazione di alcune parti, quali l’East Crescent e la realizzazione de la Loggia, anch’esso edificio dedicato al potenziamento del ricettivo. Alla loro ultimazione Arcosanti potrebbe arrivare ad ospitare circa il doppio dei residenti attuali. Tutt’ora il rapporto tra Arcosanti e lo Studio Michetti è tenuto vivo quasi giornalmente, a dimostrare quasi che un’ idea comune di una alternativa di sviluppo dell’insediamento va tenuta sempre presente almeno dal punto di vista della ricerca.
 
d.s.
Francesco Redi
collaboratore presso lo Studio Michetti